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Questo volume è il secondo pannello di un dittico inaugurato con La mondializzazione di Dante I : Europa (Ravenna, Longo, 2022), legato al progetto di ricerca MODA promosso dall’Université de Lorraine (Nancy) e frutto di un convegno internazionale organizzato in collaborazione con l’Università di Bologna e la Biblioteca Classense di Ravenna (ottobre-novembre 2024), che ha riunito oltre trenta studiosi provenienti da università di dodici paesi diversi.
Il volume, sostanzioso e aggiornato contributo allo studio della ricezione di Dante nella prospettiva della globalizzazione culturale, comporta tre sezioni : la prima (Tre chiavi di lettura per la mondializzazione) raccoglie tre saggi che fanno emergere alcune linee interpretative del campo della ‘mondializzazione’ di Dante, mentre le due seguenti fanno spazio a interventi distinti secondo le due grandi aree geo-culturali di ricezione trattate (asiatica e americana). Se la relativa (ma non immobile) marginalità della ricezione africana è uno dei dati emergenti a questo stadio della ricerca, la ricchezza della ricezione asiatica si impone con un’evidenza che sollecita approfondimenti. D’altra parte, pur nella grande varietà delle letture che si dispiegano nell’ottica mondializzata, sembrano anche definirsi linee di maggiore densità in cui molti punti di vista convergono verso una prospettiva ‘antropologica’ che disegna uno sfondo unitario per le multiple storie della ricezione mondiale.
Mario Tampieri è stato figura di spicco del movimento cooperativo, provinciale e poi nazionale, fino alla sua morte nel 2014. Nel 2019, 90° della nascita, la Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna, assieme al Circolo Cooperatori e alla Fondazione Casa di Oriani, hanno organizzato una giornata di studio per ricordarlo.
Testimonianze affettuose si affiancano a considerazioni storiche e politiche per ridarci Mario Tampieri come lo abbiamo conosciuto.
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Lombardo, Luca Dante del Duecento Per una storia intellettuale del giovane Alighieri DISPONIBILE A BREVE, 2025 Memoria del Tempo n. 96 pp. 320, ISBN 978-88-9350-168-2 € 28.00 |
Il volume indaga, da una prospettiva storico-metodologica unitaria, il cruciale apporto che la “cultura del Duecento” ha procurato alla costituzione del paradigma intellettuale di Dante, non solo rispetto ai processi di concepimento e di stesura delle opere giovanili (Rime e Vita nova), certo legate a un’esperienza di formazione fiorentina, ma anche in rapporto al portato ideologico e linguistico della cui sopravvivenza è traccia nelle più mature opere in volgare dell’esilio (Convivio e Commedia). Da tale specola, i contributi raccolti in questo volume ripercorrono in primo luogo le traiettorie, sia pure incerte, seguite dalla formazione intellettuale dei laici nella Firenze della seconda metà del Duecento, laddove l’Alighieri dovette maturare i propri studi superiori, negli stessi ambienti in cui veniva impartita un’educazione retorica e filosofica al ceto giuridico-notarile cittadino. Ai titoli dei libri che, sulla base delle testimonianze manoscritte superstiti, poterono essere impiegati a tali scopi da maestri di ars dictaminis e di ars notariae, come Brunetto Latini, è rivolto un approfondimento sui volgarizzamenti nella potenziale disponibilità di Dante. Al Convivio, in particolare, si deve la testimonianza della lettura dantesca della Consolatio philosophiae, intorno alla cui fortuna nella Firenze del Duecento è dedicata una riflessione specifica: proprio del principale lettore di Boezio nel contesto fiorentino, quel Bono Giamboni vissuto negli stessi luoghi della città frequentati dall’Alighieri, si indagano i possibili rapporti con l’opera dantesca. Un ulteriore approfondimento è dedicato a un’analisi di tipo intratestuale di quei luoghi della Commedia che sembrano comporsi in un discorso metaletterario, imperniato sulla storia della poesia giovanile di Dante e, in particolare, sulla memoria fiorentina della Vita nova.
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L029061
Cherchi, Paolo Da Dante a Varano Lezioni in formato Zoom, 2025 Il Portico n. 197 pp. 272, ISBN 978-88-9350-174-3 € 25.00 |
Puesto el pie en el estribo …. Così Cervantes apre la dedica dell’ultima sua opera, Persiles y Sigismunda. Non cito quello che segue (“con las ansias de la muerte”) per motivi scaramantici, ma il piede è già nella staffa per salire sul cavallo che sa come portarci alla terra del riposo, dove si legge solo per piacere e non per scrivere. Si è pronti al viaggio quando la memoria non ci assiste più nel lavoro, quando, cioè, per ricordare chi era un Ciro Spontone o Elio Lampridio si devono fare sforzi spasmodici, e riavere quanto si è perso per istrada è ormai impossibile. Quando si perde la memoria, vien meno la fantasia. E poiché questa facoltà associa le immagini depositate nella memoria e ne crea delle nuove, è chiaro che venendo a mancare la risorsa prima, la fonte si dissecca.
L’amica Gonaria Floris ha suggerito un lenitivo contro il trauma causato da un distacco secco, e mi ha proposto di raccogliere alcuni saggi che ricordino i giorni e le circostanze in cui la scrittura veniva pensata per la lettura non solo ma era occasione di comunicazione viva tra amici e colleghi: un modo, insomma, di continuare ad essere presente fra colleghi e studenti, almeno nel ricordo dei contatti diretti avuti nel corso di molti anni. Insomma, una specie di rito che esorcizzasse in qualche misura i rischi dell’oblio e della solitudine.
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L021132
G.A.E.M. 2025 Giovani artistƏ e mosaico, 2025 a cura di Sabina Ghinassi - Antonio Rocca - Daniele Torcellini Arte e cataloghi pp. 102, 44, ISBN 978-88-9350-177-4 € 15.00 |
Settimo premio internazionale Giovani ArtistƏ e Mosaico
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L001195
Confalonieri, Corrado Ariosto e la teoria Intertestualità, ironia e realtà nel Furioso e nelle sue letture, 2025 Memoria del Tempo n. 95 pp. 184, 5 ill. col e bn, ISBN 978-88-9350-167-5 € 24.00 |
Oggetto già nel Cinquecento di quelle che Klaus Hempfer ha definito come «letture discrepanti», cioè di interpretazioni così diverse tra loro da far emergere il carattere inesauribilmente contraddittorio del testo, l’Orlando furioso ha continuato e tuttora continua a prestarsi a una pluralità di sguardi. Ariosto e la teoria si concentra su tre questioni critico-teoriche che hanno variamente impegnato gli studi ariosteschi lungo la storia ormai secolare della ricezione e l’altrettanto vasta fortuna internazionale del poema: le forme e i modi dell’intertestualità, l’imprendibile eppure irrinunciabile concetto di ‘ironia’, il rapporto tra la realtà e la finzione. Ne risulta una proposta di lettura che pratica il cosiddetto close reading e si sofferma sui dettagli filologici, ma che al tempo stesso mette consapevolmente in dialogo tradizioni talora distanti nel tempo (lettori cinquecenteschi, interpreti romantici, critica moderna) e nello spazio (critica italiana e critica internazionale), e che invita a coltivare e a rinnovare, intorno al caso di Ariosto, il confronto tra lo studio della letteratura italiana del Rinascimento e la riflessione sulla teoria della letteratura.
Il periodo individuato come campo cronologico d’indagine, quello a cavallo tra Cinque e Seicento, nasce da precise ragioni culturali e pratiche: il Concilio di Trento (1545-1563) rappresentò infatti una precisa cesura sotto il profilo dei culti in uso, delle pratiche devozionali e liturgiche e, ancor più, della politica delle immagini, che da questo momento fu disciplinata molto rigidamente (a partire dal testo conciliare, per trovare poi riverbero nei trattatisti del tardo Cinquecento), quale reazione alle precedenti licenze e ‘lascivie’ stilistiche perpetrate dagli artisti della Maniera. Allo stesso tempo, conseguentemente alle nuove esigenze conciliari di ordine, rigore e decoro, l’epoca tridentina fu il momento in cui si diffuse la pratica delle sacre visite pastorali e della redazione degli inventari parrocchiali: due strumenti che dunque, ancora oggi, risultano essere indispensabili per chiunque voglia intraprendere una sorta di ‘censimento’ delle opere collocate sugli altari del clero secolare, nei secoli che vanno dal tardo Cinquecento in avanti. La ricerca si è dunque articolata nella ricostruzione di quello che esisteva e che non esiste più (opere, altari, chiese), ma anche nella conferma di quanto ancora oggi possiamo vedere su quegli stessi altari o in situazioni decontestualizzate, come nel caso di nuove musealizzazioni.
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AUREA Maria Grazia Brunetti, 2025 a cura di Andrea Carlo Cavina - Loretta Merenda Arte e cataloghi pp. 108, ill. col. e bn, ISBN 978-88-9350-169-9 € 18.00 |
Loretta Merenda, Artista e maestra - Andrea Carlo Cavina, Dalla Zia Graziella al mosaico: un viaggio di creatività e affetto - Daniele Torcellini, Il mosaico per Maria Grazia Brunetti - Anna Zoli, Profilo di Maria Grazia Brunetti - Donatella Franchi, Tessere di vita. Pensando a Maria Grazia Brunetti, “Graziella” - Linda Kniffitz, Le tessere di Graziella Brunetti: l’armonia, la forma, la materia - Claudia Giuliani, Una spirale di sassi e vetri: il pavimento della Manica Lunga
della Biblioteca Classense realizzato da Maria Grazia Brunetti - Angela Ceri, Frammenti d’archivio - Opere - Apparati - Cronologia delle opere
A settanta anni dalla morte di Francesco Balilla Pratella, una biografia ne ricostruisce il percorso umano e musicale attraverso un’analisi sulle carte, ripercorrendo le tappe di un autore del Novecento che ha lasciato tracce importantissime, anche nell’ambito della ricerca musicologica, in primo luogo del canto popolare. Inizialmente influenzato dal verismo, Pratella imprime da subito un sigillo personale alle sue opere, per poi far parte, unico musicista, dell’agguerrita pattuglia futurista capeggiata da Marinetti. Una stagione creativa fondamentale che ha lasciato titoli ed opere che fanno parte con pieno diritto della nuova musica novecentesca. Teorico, compositore, scrittore, musicista per il quale il canto e la melodia rimangono ancora al centro dell’attenzione creativa, Pratella trova nella presente biografia una definizione completa, e si conferma esponente non secondario nel ricco panorama musicale europeo del suo tempo.
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Eruditi e filologi Approcci all'edizione del testo medioevale italiano tra Sette e Ottocento, 2025 a cura di Matthias Buergel - Christian Rivoletti Memoria del Tempo n. 93 pp. 160, ISBN 978-88-9350-158-3 € 24.00 tramite Casalini Libri Digital Division Contributi di Simona Brambilla, Matthias Bürgel, Alberto Cadioli, Davide Cappi, Michele Colombo, Andrea Giltri, Cecilia Sideri, Carlo Varotti. |
Lo studio della letteratura medioevale italiana e il lavoro ecdotico incentrato
su quest’ultima rendono spesso indispensabile il ricorso a edizioni
realizzate fra il Sette- e il primo Ottocento, ovvero in quella stagione filologica
che precede la svolta storica segnata dallo sviluppo del metodo
stemmatico. Il presente volume, nato dall’idea di esplorare e di comprendere
in maniera più precisa il modus operandi di quella stagione che
possiamo eponimicamente chiamare “pre-lachmanniana”, mette a confronto
analisi approfondite dei metodi adottati da figure esemplari di eruditi
e filologi nelle loro edizioni di testi medioevali. La loro ampia
conoscenza delle fonti, accompagnata spesso da una spiccata sensibilità
linguistica, li guidava in molti casi a districarsi nelle selve di variae lectiones
oppure a colmare le lacune, indirizzandoli verso la lezione giusta
e conducendoli non di rado a risultati tuttora rilevanti. Per ricorrere a una
celebre metafora nell’ambito della critica testuale: se con i progressi raggiunti
attraverso il metodo stemmatico i filologi delle generazioni successive
si sono giovati di strumenti di taglio molto avanzati, i coltelli di
Pierantonio Serassi, Domenico Maria Manni, Giovanni Gaetano Bottari
e altri erano senza dubbio ben affilati e tagliavano nel miglior modo possibile
che quel periodo storico potesse immaginare, anche e soprattutto
perché coloro che li avevano fra le mani sapevano adoperarli in maniera
magistrale.