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Ottobre 2018   

L001159 aggiungi al carrello
Da Dante a Berenson. Sette secoli tra parole e immagini
Omaggio a Lucia Battaglia Ricci, 2018
a cura di Chiara Balbarini - Anna Pegoretti
Memoria del Tempo n. 59
pp. 288, ill. col. e bn, ISBN 978-88-9350-013-5    € 32.00

E' possibile scaricare questo volume in versione PDF, a pagamento,
tramite Casalini Libri Digital Division


Il volume, di carattere spiccatamente interdisciplinare, raccoglie tredici saggi incentrati sull’intreccio fra parola e immagine. Da prospettive diverse, si indagano tematiche riguardanti il rapporto tra arti visive e letteratura: dalla potenza icastica della parola dantesca alla ricchezza esegetica e iconografica della prima tradizione di commento alla Commedia; dal rapporto che Leonardo da Vinci – di cui si analizza la poco nota scrittura destrorsa – intrattenne con l’opera e la figura di Dante, fino alla peculiare fortuna critica dei disegni di Sandro Botticelli per il poema negli anni di Bernard Berenson. Oltre l’Alighieri, la prospettiva si allarga per affrontare il rapporto fra ideazione di immagini e fonti testuali fra tardo Medioevo e Rinascimento; la pratica mariniana del “ritratto” in versi; il ruolo che le immagini giocano nella prima Grammatica illustrata dell’italiano pubblicata nel 1898. Arricchisce il volume un contributo sulla formazione del giovane Boccaccio. Temi tutti cari a Lucia Battaglia Ricci, alla quale il volume è offerto.

Premessa delle curatrici - Marcello Ciccuto, Il canto di Omero, che «sovra li altri com’aquila vola» - Corrado Bologna, “Ars poetica” e artista nella «Commedia» dantesca (e dintorni) - Alberto Casadei, Forme dell’“inventio” nel finale del «Paradiso»: qualche appunto sul trentesimo canto - Marco Collareta, Memoria scritturale e contesto narrativo nell’invettiva di Dante contro Firenze - Fabrizio Franceschini, Guido da Pisa, l’«Epistola a Cangrande» e i primi “accessus” a Dante - Marco Santagata, L’apprendista mercante. Per la biografia del giovane Boccaccio - Chiara Balbarini, «Fac al piue pietoxo modo che say». Originalità e canone iconografico nella visualizzazione di testi devozionali e liturgici - Gigetta Dalli Regoli, Fiorenza, “urbium flos”. Il contributo di Sandro Botticelli e di Piero di Cosimo - Marco Cursi, Da sinistra a destra: la “seconda scrittura” di Leonardo - Anna Pegoretti, Leonardo e Dante: appunti per una ricerca inevitabile - Maria Cristina Cabani, Il Tasso del Marino: dal ritratto all’autoritratto - Roberta Cella, La «Grammatichetta illustrata» di Giulio Orsat Ponard (1898) - Lino Pertile, I disegni di Botticelli per la «Commedia» da Bernard Berenson a Yukio Yashiro



Settembre 2018   

L300029 aggiungi al carrello
L'ultimo Dante e il cenacolo ravennate
Catalogo della Mostra. Classense VI (2018), 2018
a cura di Gabriella Albanese - Paolo Pontari
introduzione di Bruno Figliuolo
Interventi classensi n. 6
pp. 264, ill. col. e bn, ISBN 9788893500203    € 34.00

E' possibile scaricare questo volume in versione PDF, a pagamento,
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La Mostra L’ultimo Dante e il cenacolo ravennate, ideata da due autorevoli filologi mediolatini e dantisti, Gabriella Albanese e Paolo Pontari, curatori anche dell’ampio Catalogo ricco di studi scientifici e illustrativi, apre le Celebrazioni del VII Centenario della morte di Dante, colmando le lacune e chiarendo molte delle ombre che ancora gravano sull’ultimo triennio della biografia dantesca, nonostante la sua importanza capitale, in quell’estremo rifugio ravennate nel quale vide la luce la grande poesia bilingue del Paradiso e delle Egloge, interrotte dalla morte improvvisa. Una nuova sistematica campagna di ricerca negli Archivi ravennati, condotta dai curatori in collaborazione con lo storico Bruno Figliuolo dopo più di un secolo dal primo pionieristico sondaggio di Corrado Ricci del 1891, recupera documenti sconosciuti e inediti e illumina di nuova luce la società e l’economia di Ravenna al tempo di Dante, e il ‘cenacolo’ dei suoi ultimi amici e cultori, rivelandone il vero volto storico: esponenti dell’élite professionale ravennate e membri dei clan familiari più potenti, notai, come Pietro Giardini e Menghino Mezzani, poeta e commentatore della Commedia; medici e filosofi, come il bibliofilo Fiduccio de’ Milotti, imparentato con Guido Novello da Polenta e legato allo Studio di Bologna, e Guido Vacchetta, che scambiò versi latini con il maestro bolognese Giovanni del Virgilio, ultimo amico di penna di Dante e destinatario delle Egloge. Una cerchia alla quale Dante stesso dedicò un posto privilegiato in quest’ultima opera, che è anche la sua prima e unica prova di poesia latina. Una nuova lettura delle Egloge, ora riconoscibili come il testamento letterario ed esistenziale di Dante e come impegnata poesia autobiografica di alto valore testimoniale, supporta la nuova ricognizione storica e documentaria, rivelando in Fiduccio de’ Milotti, sotto la maschera bucolica del pastore Alfesibeo, l’ultimo grande amico e consigliere di Dante; nel notaio fiorentino Dino Perini il più intimo tra i pastori della selva Classense (“meus Melibeus”); e in Giovanni del Virgilio, il pastore-poeta Mopso, con cui Dante discute della sua Commedia e dell’agognata laurea poetica.
La Mostra è la prima dedicata a questo tema e il Catalogo riunisce nella loro completezza i documenti notarili trecenteschi e l’iconografia sull’ultimo Dante, sulla presenza della famiglia Alighieri a Ravenna e sul cenacolo ravennate, in connessione con la testimonianza autobiografica delle Egloge, considerate spesso a torto come un mero divertissement retorico: quanto di più lontano dall’impegno etico-politico, critico-letterario ed esistenziale che caratterizza Dante poeta. Grazie al ricco patrimonio documentario recuperato, in parte riprodotto nelle Tavole a corredo delle Schede, è stato possibile ricostruire profili più precisi di tutti i personaggi legati al Poeta. Le testimonianze figurative sull’ultimo Dante, rimaste marginali nella circolazione dell’iconografia dantesca e in bibliografia, sono ora per la prima volta riunite e studiate: i dipinti prodotti nell’ambito della pittura narrativa risorgimentale e preraffaellita e la xilografia del Dantes Adriacus di Adolfo De Carolis autografata da D’Annunzio e dedicata alla città di Ravenna.
Tutto ciò fa di questo Catalogo lo studio storico-critico e documentario più completo e aggiornato su Dante e Ravenna dopo la basilare monografia di Ricci L’ultimo rifugio di Dante, ristampata in occasione dei Centenari danteschi del 1921 e del 1965, segnando un notevole avanzamento degli studi anche sull’ultima produzione poetica bilingue di Dante.

La Mostra L’ultimo Dante e il cenacolo ravennate, ideata da due autorevoli filologi mediolatini e dantisti, Gabriella Albanese e Paolo Pontari, curatori anche dell’ampio Catalogo ricco di studi scientifici e illustrativi, apre le Celebrazioni del VII Centenario della morte di Dante, colmando le lacune e chiarendo molte delle ombre che ancora gravano sull’ultimo triennio della biografia dantesca, nonostante la sua importanza capitale, in quell’estremo rifugio ravennate nel quale vide la luce la grande poesia bilingue del Paradiso e delle Egloge, interrotte dalla morte improvvisa. Una nuova sistematica campagna di ricerca negli Archivi ravennati, condotta dai curatori in collaborazione con lo storico Bruno Figliuolo dopo più di un secolo dal primo pionieristico sondaggio di Corrado Ricci del 1891, recupera documenti sconosciuti e inediti e illumina di nuova luce la società e l’economia di Ravenna al tempo di Dante, e il ‘cenacolo’ dei suoi ultimi amici e cultori, rivelandone il vero volto storico: esponenti dell’élite professionale ravennate e membri dei clan familiari più potenti, notai, come Pietro Giardini e Menghino Mezzani, poeta e commentatore della Commedia; medici e filosofi, come il bibliofilo Fiduccio de’ Milotti, imparentato con Guido Novello da Polenta e legato allo Studio di Bologna, e Guido Vacchetta, che scambiò versi latini con il maestro bolognese Giovanni del Virgilio, ultimo amico di penna di Dante e destinatario delle Egloge. Una cerchia alla quale Dante stesso dedicò un posto privilegiato in quest’ultima opera, che è anche la sua prima e unica prova di poesia latina. Una nuova lettura delle Egloge, ora riconoscibili come il testamento letterario ed esistenziale di Dante e come impegnata poesia autobiografica di alto valore testimoniale, supporta la nuova ricognizione storica e documentaria, rivelando in Fiduccio de’ Milotti, sotto la maschera bucolica del pastore Alfesibeo, l’ultimo grande amico e consigliere di Dante; nel notaio fiorentino Dino Perini il più intimo tra i pastori della selva Classense (“meus Melibeus”); e in Giovanni del Virgilio, il pastore-poeta Mopso, con cui Dante discute della sua Commedia e dell’agognata laurea poetica.
La Mostra è la prima dedicata a questo tema e il Catalogo riunisce nella loro completezza i documenti notarili trecenteschi e l’iconografia sull’ultimo Dante, sulla presenza della famiglia Alighieri a Ravenna e sul cenacolo ravennate, in connessione con la testimonianza autobiografica delle Egloge, considerate spesso a torto come un mero divertissement retorico: quanto di più lontano dall’impegno etico-politico, critico-letterario ed esistenziale che caratterizza Dante poeta. Grazie al ricco patrimonio documentario recuperato, in parte riprodotto nelle Tavole a corredo delle Schede, è stato possibile ricostruire profili più precisi di tutti i personaggi legati al Poeta. Le testimonianze figurative sull’ultimo Dante, rimaste marginali nella circolazione dell’iconografia dantesca e in bibliografia, sono ora per la prima volta riunite e studiate: i dipinti prodotti nell’ambito della pittura narrativa risorgimentale e preraffaellita e la xilografia del Dantes Adriacus di Adolfo De Carolis autografata da D’Annunzio e dedicata alla città di Ravenna.
Tutto ciò fa di questo Catalogo lo studio storico-critico e documentario più completo e aggiornato su Dante e Ravenna dopo la basilare monografia di Ricci L’ultimo rifugio di Dante, ristampata in occasione dei Centenari danteschi del 1921 e del 1965, segnando un notevole avanzamento degli studi anche sull’ultima produzione poetica bilingue di Dante.



L008063 aggiungi al carrello
Arletti, Claudia - Fontani, Amerigo - Vogelmann, Daniel
Piccole letture dantesche, 2018
a cura di Domenico De Martino
Studi danteschi
pp. 56, ISBN 978-88-9350-018-0    € 10.00

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L001305 aggiungi al carrello
Lectura Dantis Lupiensis vol. 5 2016, 2018
a cura di Valerio Marucci - Valter Leonardo Puccetti
Lectura Dantis Lupiensis n. 5
pp. 168, ISBN 978-88-9350-002-9    € 20.00

Mira Mocan, Figure del destino e della fortuna nella Commedia- Paolo Falzone, La nobiltà di Dante tra contingenza biografica e storia delle idee - Leyla Livraghi, «Livïo […] che non erra» (Inf. XXVIII 12): delimitazione di un’area di pertinenza - Beatrice Stasi, «Perché si teme officio non commesso»: i canti della superbia nel Purgatorio - Stefano Prandi, L’impotenza del male. Lettura di Inf. XXXI

La quinta edizione delle Lecturae Lupienses ha rinunciato alle finestre interdisciplinari delle edizioni precedenti e ha puntato, per una volta, alla sola intimità culturale e testuale nello studio dell’opera dantesca. Mira Mocan ha enucleato i rapporti tra la figuralità metaforica di Dante e le fonti, soprattutto boeziane, dei modelli geometrici ai quali il poeta si richiama in più punti della Commedia, come a dar corpo fisico e “solidità” razionale a evanescenti virtù morali. Paolo Falzone, riprendendo la tesi di fondo esposta nel fortunato volume di Carpi sulla nobiltàÌ di Dante, ne ha discusso con acume e con circonstanziata documentazione l’approdo teorico, presentando credibilmente tesi assai distanti da quelle esposte dal piùÌ noto, compianto studioso. Leyla Livraghi, circumnavigando la citazione dantesca di Livio «che non erra», ne ha rintracciato dapprima l’autentico significato e ne ha poi indicato con meditata intelligenza il carattere fondativo di un modello di prosa storiografica. Beatrice Stasi ha affrontato la dura tematica dei canti della Superbia e ha disegnato un fitto reticolato di rapporti interni ad altri luoghi della Commedia e, più in generale, di un argomento centrale per la dottrina morale del tempo di Dante. Infine, Stefano Prandi ci ha offerto una nuova e brillante rilettura di Inf. XXXI, regalandoci nuovi e persuasivi punti di vista sul ruolo e sul significato dei Giganti.



0L029044 aggiungi al carrello
"Significar per verba"
Laboratorio dantesco, 2018
a cura di Domenico De Martino
Il Portico n. 179
pp. 312, ISBN 978-88-8063-995-4    € 22.00

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Domenico De Martino, Presentazione - Stefano Carrai, Il viaggio dell’Orfeo cristiano. Filigrane orfiche tra Vita nova e Commedia - Paolo Trovato-Elisabetta Tonello, Verso una nuova edizione della Commedia 1. Sguardo retrospettivo (2001-2016) (P.T.) - 2. Novità dal cantiere (E.T.) - Corrado Bologna, Potere della lingua - Lingua del potere: De vulgari eloquentia, Monarchia e la Napoli angioina - Claudio Giunta, Sul sonetto dubbio di Dante Molti volendo dir - Paola Manni, con la collaborazione di Rossella Mosti, Barbara Fanini e Luca Morlino, Per un nuovo Vocabolario dantesco - Andrea Tilatti, Il manoscritto Florio della Commedia: una scheda - Chiara Kravina, Intorno al più antico testimone friulano della Commedia: tradizione e leggende del codice perduto Torriani - Fiammetta Papi, Il De regimine principum di Egidio Romano nella biblioteca di Dante - Giulio Vaccaro, L’orme, l’armi, i segni dell’antica fiamma.Citazioni dantesche nei volgarizzamenti - Maiko Favaro, «Tal mieç dal cjaminâ de vite nestre».Sulle traduzioni in friulano della Commedia

Il convegno tenutosi a Udine sotto l’etichetta di Laboratorio dantesco ha presentato non solo un ampio quadro degli studi danteschi in questo avvio del ventunesimo secolo, ma ha messo in mostra alcune delle più vivaci officine personali di studiosi noti e affermati, impegnati anche in progetti collettivi di lungo periodo, così come di giovani che variamente vanno ampliando i percorsi con originalità e innovative curiosità.
Il referto complessivo registra la buona salute degli studi su Dante e sulla sua opera, approfondita anche nelle articolate relazioni con la cultura circostante. Sembra portare giovamento soprattutto la molteplicità degli interessi e degli approcci, su una linea che senza esitazioni è quella della fedeltà ai testi, aggrediti con un rigore applicato in modo uniforme ai vari “territori” affrontati dagli undici studiosi qui schierati. Si affiancano temi propriamente filologici (anche con rilevanti implicazioni lessicografiche), approfondimenti testuali, storia della cultura e della critica, studi sulla diffusione dei testi danteschi, sulla “biblioteca” del Poeta e sulle citazioni della Commedia in volgarizzamenti trecenteschi, analisi di manoscritti antichi, fino alle implicazioni interpretative suscitate dalle traduzioni in lingua friulana.
La tensione espressa dai laboratori può insomma ben collocarsi sotto il riverbero della citazione del verso nel quale Dante, preparandosi al supremo regno ultramondano, affermava – pur negandone nello specifico la possibilità, ma intraprendendone insieme l’estrema attuazione – il consapevole uso della parola: «significar per verba» (Paradiso I, v. 70).



l008062 aggiungi al carrello
Letture classensi 47
Per il testo e la chiosa del poema dantesco, 2018
a cura di Giorgio Inglese
Letture Classensi n. 47
pp. 114, ISBN 978-88-9350-017-3    € 20.00

Premessa di Giorgio Inglese - Giorgio Inglese, Il problema ecdotico della Commedia - Sonia Gentili, Amore e conoscenza nella Commedia - Paolo Falzone, Eresia ed eterodossia nella Commedia - Alfredo Cottignoli, Uno straordinario viaggio esegetico: Benvenuto da Imola,
magister ed esegeta della Commedia. 696° Annuale della Morte di Dante: Marco Petoletti, ’ultimo rifugio, l’ultima musa: le ‘Egloghe’ di Dante



L040051 aggiungi al carrello
L'Alighieri 51, 2018
traduzione di Stefano Carrai
L'Alighieri. Diretta da Saverio Bellomo, Stefano Carrai e Giuseppe Ledda n. 51
pp. 168, ISBN 978-88-9350-012-8    € 25.00

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Stefano Carrai, Ricordo di Saverio Bellomo. SAGGI: Nicolò Maldina, Dante lettore del Salterio - Luca Lombardo, Un’epistola “dantesca” di Albertino Mussato - Ester Pietrobon, Fare penitenza all’ombra di Dante. Questioni di poesia e devozione nei Sette salmi. NOTE: Enrico Rebuffat, “Maius lumen offuscat minus” (Purg. VII, 73-78) - Ottavio Brigandì, I pigmenti e le gemme di Purg. VII - Tommaso Salvatore, Un consuntivo di studi benvenutiani 2016-17. RECENSIONI



L013150 aggiungi al carrello
Il lettore di provincia 150
gennaio-giugno 2018, 2018
Il lettore di provincia n. 150
pp. 96, ill. bn, ISBN 978-88-9350-016-6    € 25.00

Federica Ambroso, La sfida all’intraducibilità della poesia. Dinamicità, continuità, intertestualità – Franco Nasi, Il critico-traduttore come “pensive man”: Massimo Bacigalupo e l’AngloliguriaAndrea Pagani, L’arte dell’attesa, del riso e del pianto: il magistero narrativo del Cunto de li cunti – Angela Albanese, Una fiaba distopica: Gatta Cenerentola in salsa GomorraIvan Pozzoni, Giovanni Vailati come meta-«moralista» - Alessio Dematteis, “La vita era pur sì bella”. La parola che diviene stile in Cristina Campo – Chiara Rolli, An Impeachment Turned into a Show: Sarah Sophia Banks’s collection of ‘Tickets for Warren Hastings Trial’ – Pietro Civitareale, Esistenzialismo e nichilismo nell’opera di Samuel Beckett – Andrea Amerio, “Caduti i folli entusiasmi della prima gioventù”. Contributo allo studio della ricezione di Rimbaud in Italia: polemiche landolfiane degli anni Cinquanta – Bruno Pompili, Camus nasconde l’enigma. La peste e le tracce dell’untore



L010055 aggiungi al carrello
Terra Mia
Mediatrici interculturali si raccontano.
Illustrazioni di Filippo Farneti, 2018
a cura di Tahar Lamri
Longo narrativa
pp. 120, bn, ISBN 978-88-9350-015-9    € 10.00

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Questo libro nasce da un laboratorio di scrittura delle mediatrici culturali dell'Associazione Terra Mia di Ravenna, condotto da Tahar Lamri. Più che un laboratorio di scrittura un confronto di vite



Agosto 2018   

L200042 aggiungi al carrello
Luigi Carlo Farini Statista liberale, 2018
a cura di Sandro Rogari
Contemporanea n. 41
pp. 120, ISBN 978-88-9350-011-1    € 16.00

Sandro Rogari, Il paradigma di un liberale. Luigi Carlo Farini dalla Romagna all’Italia unita - Angelo Varni, La formazione di un liberale nella Romagna degli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento - Donatella Lippi, Farini medico e scienziato - Claudia Giuliani, Le carte Farini alla Biblioteca Classense. Fortune e nuovi percorsi di ricerca di un archivio: il caso dell’epistolario di Marianna Brunetti Farini - Ester Capuzzo, Farini dalla Repubblica Romana all’esilio piemontese - Silvia Cavicchioli, Farini ministro dell’Istruzione del gabinetto d’Azeglio - Roberto Balzani, Luigi Carlo Farini nel 1859. L’“invenzione” dell’Emilia e le premesse della monarchia “plebiscitaria” - Giustina Manica, Farini luogotenente di Cavour nel Mezzogiorno - Alberto Malfitano, Il governo di Luigi Carlo Farini

Nel 150° anniversario della scomparsa il volume ricostruisce la biografia politica di Luigi Carlo Farini. Partendo dal Farini medico, con i suoi studi pionieristici su talune patologie di natura professionale, quasi anticipazione della moderna medicina del lavoro, per arrivare alla breve e drammatica esperienza di presidente del Consiglio, il libro ripercorre per tappe i momenti cruciali di questo liberale del Risorgimento che volle fare proprio il magistero di Cavour assimilato negli anni dell’esilio torinese, per applicarlo poi nella cruciale esperienza della gestione della transizione emiliana e romagnola del 1859-1860.



Giugno 2018   

L016133 aggiungi al carrello
Martini, Luigi
Rodolfo Salvagiani Cooperatore
1897-1979, 2018
Storia
pp. 208, ill. bn, ISBN 978-88-9350-007-4    € 15.00

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Rodolfo Salvagiani è cooperatore fin dalle origini del suo impegno politico iniziato nel primo quindicennio del Novecento a Mezzano, suo paese di nascita.
Rodolfo viene assunto dalla Cooperativa Agricola Braccianti del paese nel 1920; per tutta la vita manterrà come baricentro dei suoi ideali e del suo lavoro la cooperazione e il ruolo autonomo che esercita nella società. Continuerà ad essere cooperatore lungo il ventennio fascista – a Mezzano, poi a Piangipane – mantenendo indipendenza di pensiero. Parteciperà alla lotta di liberazione e diventerà punto di riferimento della Federazione delle Cooperative di Ravenna negli anni della sua ricostruzione e del ripristino delle originarie funzioni decimate dal fascismo. Sono gli anni complessi di costruzione di una nuova democrazia, e anche di riflessione interna al suo partito nella definizione di un’aggiornata e contrastata visione del ruolo della cooperazione. Ancora una volta, Salvagiani si confermerà portatore di un pensiero unitario.
Diventato direttore generale della Federazione delle Cooperative, negli anni della presidenza di Bindo Giacomo Caletti e successivamente, ne difenderà il ruolo strategico e l’autonomia. Sarà eletto Senatore della Repubblica, ma con l’obiettivo di tornare a dirigere la cooperazione, appena onorato il mandato ricevuto dagli elettori.
Questo studio fornisce un ritratto, in gran parte inedito, di una personalità forte che ha fatto dell’indipendenza di giudizio il suo punto di riferimento costante, e della cooperazione un pilastro dello sviluppo economico e sociale.