Sezione CronologiaIL CATALOGO
Motore di ricerca Ricerca Rapida
Motore di ricerca Area Clienti

Carrello

Il carrello è vuoto.

Clicca su
per aggiungere libri

NOVITA

PUOI CONSULTARE ANCHE LE NOVITA' DEI MESI PRECEDENTI

Ottobre 2018   

L001159 aggiungi al carrello
Da Dante a Berenson. Sette secoli tra parole e immagini
Omaggio a Lucia Battaglia Ricci, 2018
a cura di Chiara Balbarini - Anna Pegoretti
Memoria del Tempo n. 59
pp. 288, ill. col. e bn, ISBN 978-88-9350-013-5    € 32.00

Il volume, di carattere spiccatamente interdisciplinare, raccoglie tredici saggi incentrati sull’intreccio fra parola e immagine. Da prospettive diverse, si indagano tematiche riguardanti il rapporto tra arti visive e letteratura: dalla potenza icastica della parola dantesca alla ricchezza esegetica e iconografica della prima tradizione di commento alla Commedia; dal rapporto che Leonardo da Vinci – di cui si analizza la poco nota scrittura destrorsa – intrattenne con l’opera e la figura di Dante, fino alla peculiare fortuna critica dei disegni di Sandro Botticelli per il poema negli anni di Bernard Berenson. Oltre l’Alighieri, la prospettiva si allarga per affrontare il rapporto fra ideazione di immagini e fonti testuali fra tardo Medioevo e Rinascimento; la pratica mariniana del “ritratto” in versi; il ruolo che le immagini giocano nella prima Grammatica illustrata dell’italiano pubblicata nel 1898. Arricchisce il volume un contributo sulla formazione del giovane Boccaccio. Temi tutti cari a Lucia Battaglia Ricci, alla quale il volume è offerto.

Premessa delle curatrici - Marcello Ciccuto, Il canto di Omero, che «sovra li altri com’aquila vola» - Corrado Bologna, “Ars poetica” e artista nella «Commedia» dantesca (e dintorni) - Alberto Casadei, Forme dell’“inventio” nel finale del «Paradiso»: qualche appunto sul trentesimo canto - Marco Collareta, Memoria scritturale e contesto narrativo nell’invettiva di Dante contro Firenze - Fabrizio Franceschini, Guido da Pisa, l’«Epistola a Cangrande» e i primi “accessus” a Dante - Marco Santagata, L’apprendista mercante. Per la biografia del giovane Boccaccio - Chiara Balbarini, «Fac al piue pietoxo modo che say». Originalità e canone iconografico nella visualizzazione di testi devozionali e liturgici - Gigetta Dalli Regoli, Fiorenza, “urbium flos”. Il contributo di Sandro Botticelli e di Piero di Cosimo - Marco Cursi, Da sinistra a destra: la “seconda scrittura” di Leonardo - Anna Pegoretti, Leonardo e Dante: appunti per una ricerca inevitabile - Maria Cristina Cabani, Il Tasso del Marino: dal ritratto all’autoritratto - Roberta Cella, La «Grammatichetta illustrata» di Giulio Orsat Ponard (1898) - Lino Pertile, I disegni di Botticelli per la «Commedia» da Bernard Berenson a Yukio Yashiro



Settembre 2018   

L300029 aggiungi al carrello
L'ultimo Dante e il cenacolo ravennate
Catalogo della Mostra. Classense VI (2018), 2018
a cura di Gabriella Albanese - Paolo Pontari
introduzione di Bruno Figliuolo
Interventi classensi n. 6
pp. 264, ill. col. e bn, ISBN 9788893500203    € 34.00

La Mostra L’ultimo Dante e il cenacolo ravennate, ideata da due autorevoli filologi mediolatini e dantisti, Gabriella Albanese e Paolo Pontari, curatori anche dell’ampio Catalogo ricco di studi scientifici e illustrativi, apre le Celebrazioni del VII Centenario della morte di Dante, colmando le lacune e chiarendo molte delle ombre che ancora gravano sull’ultimo triennio della biografia dantesca, nonostante la sua importanza capitale, in quell’estremo rifugio ravennate nel quale vide la luce la grande poesia bilingue del Paradiso e delle Egloge, interrotte dalla morte improvvisa. Una nuova sistematica campagna di ricerca negli Archivi ravennati, condotta dai curatori in collaborazione con lo storico Bruno Figliuolo dopo più di un secolo dal primo pionieristico sondaggio di Corrado Ricci del 1891, recupera documenti sconosciuti e inediti e illumina di nuova luce la società e l’economia di Ravenna al tempo di Dante, e il ‘cenacolo’ dei suoi ultimi amici e cultori, rivelandone il vero volto storico: esponenti dell’élite professionale ravennate e membri dei clan familiari più potenti, notai, come Pietro Giardini e Menghino Mezzani, poeta e commentatore della Commedia; medici e filosofi, come il bibliofilo Fiduccio de’ Milotti, imparentato con Guido Novello da Polenta e legato allo Studio di Bologna, e Guido Vacchetta, che scambiò versi latini con il maestro bolognese Giovanni del Virgilio, ultimo amico di penna di Dante e destinatario delle Egloge. Una cerchia alla quale Dante stesso dedicò un posto privilegiato in quest’ultima opera, che è anche la sua prima e unica prova di poesia latina. Una nuova lettura delle Egloge, ora riconoscibili come il testamento letterario ed esistenziale di Dante e come impegnata poesia autobiografica di alto valore testimoniale, supporta la nuova ricognizione storica e documentaria, rivelando in Fiduccio de’ Milotti, sotto la maschera bucolica del pastore Alfesibeo, l’ultimo grande amico e consigliere di Dante; nel notaio fiorentino Dino Perini il più intimo tra i pastori della selva Classense (“meus Melibeus”); e in Giovanni del Virgilio, il pastore-poeta Mopso, con cui Dante discute della sua Commedia e dell’agognata laurea poetica.
La Mostra è la prima dedicata a questo tema e il Catalogo riunisce nella loro completezza i documenti notarili trecenteschi e l’iconografia sull’ultimo Dante, sulla presenza della famiglia Alighieri a Ravenna e sul cenacolo ravennate, in connessione con la testimonianza autobiografica delle Egloge, considerate spesso a torto come un mero divertissement retorico: quanto di più lontano dall’impegno etico-politico, critico-letterario ed esistenziale che caratterizza Dante poeta. Grazie al ricco patrimonio documentario recuperato, in parte riprodotto nelle Tavole a corredo delle Schede, è stato possibile ricostruire profili più precisi di tutti i personaggi legati al Poeta. Le testimonianze figurative sull’ultimo Dante, rimaste marginali nella circolazione dell’iconografia dantesca e in bibliografia, sono ora per la prima volta riunite e studiate: i dipinti prodotti nell’ambito della pittura narrativa risorgimentale e preraffaellita e la xilografia del Dantes Adriacus di Adolfo De Carolis autografata da D’Annunzio e dedicata alla città di Ravenna.
Tutto ciò fa di questo Catalogo lo studio storico-critico e documentario più completo e aggiornato su Dante e Ravenna dopo la basilare monografia di Ricci L’ultimo rifugio di Dante, ristampata in occasione dei Centenari danteschi del 1921 e del 1965, segnando un notevole avanzamento degli studi anche sull’ultima produzione poetica bilingue di Dante.

La Mostra L’ultimo Dante e il cenacolo ravennate, ideata da due autorevoli filologi mediolatini e dantisti, Gabriella Albanese e Paolo Pontari, curatori anche dell’ampio Catalogo ricco di studi scientifici e illustrativi, apre le Celebrazioni del VII Centenario della morte di Dante, colmando le lacune e chiarendo molte delle ombre che ancora gravano sull’ultimo triennio della biografia dantesca, nonostante la sua importanza capitale, in quell’estremo rifugio ravennate nel quale vide la luce la grande poesia bilingue del Paradiso e delle Egloge, interrotte dalla morte improvvisa. Una nuova sistematica campagna di ricerca negli Archivi ravennati, condotta dai curatori in collaborazione con lo storico Bruno Figliuolo dopo più di un secolo dal primo pionieristico sondaggio di Corrado Ricci del 1891, recupera documenti sconosciuti e inediti e illumina di nuova luce la società e l’economia di Ravenna al tempo di Dante, e il ‘cenacolo’ dei suoi ultimi amici e cultori, rivelandone il vero volto storico: esponenti dell’élite professionale ravennate e membri dei clan familiari più potenti, notai, come Pietro Giardini e Menghino Mezzani, poeta e commentatore della Commedia; medici e filosofi, come il bibliofilo Fiduccio de’ Milotti, imparentato con Guido Novello da Polenta e legato allo Studio di Bologna, e Guido Vacchetta, che scambiò versi latini con il maestro bolognese Giovanni del Virgilio, ultimo amico di penna di Dante e destinatario delle Egloge. Una cerchia alla quale Dante stesso dedicò un posto privilegiato in quest’ultima opera, che è anche la sua prima e unica prova di poesia latina. Una nuova lettura delle Egloge, ora riconoscibili come il testamento letterario ed esistenziale di Dante e come impegnata poesia autobiografica di alto valore testimoniale, supporta la nuova ricognizione storica e documentaria, rivelando in Fiduccio de’ Milotti, sotto la maschera bucolica del pastore Alfesibeo, l’ultimo grande amico e consigliere di Dante; nel notaio fiorentino Dino Perini il più intimo tra i pastori della selva Classense (“meus Melibeus”); e in Giovanni del Virgilio, il pastore-poeta Mopso, con cui Dante discute della sua Commedia e dell’agognata laurea poetica.
La Mostra è la prima dedicata a questo tema e il Catalogo riunisce nella loro completezza i documenti notarili trecenteschi e l’iconografia sull’ultimo Dante, sulla presenza della famiglia Alighieri a Ravenna e sul cenacolo ravennate, in connessione con la testimonianza autobiografica delle Egloge, considerate spesso a torto come un mero divertissement retorico: quanto di più lontano dall’impegno etico-politico, critico-letterario ed esistenziale che caratterizza Dante poeta. Grazie al ricco patrimonio documentario recuperato, in parte riprodotto nelle Tavole a corredo delle Schede, è stato possibile ricostruire profili più precisi di tutti i personaggi legati al Poeta. Le testimonianze figurative sull’ultimo Dante, rimaste marginali nella circolazione dell’iconografia dantesca e in bibliografia, sono ora per la prima volta riunite e studiate: i dipinti prodotti nell’ambito della pittura narrativa risorgimentale e preraffaellita e la xilografia del Dantes Adriacus di Adolfo De Carolis autografata da D’Annunzio e dedicata alla città di Ravenna.
Tutto ciò fa di questo Catalogo lo studio storico-critico e documentario più completo e aggiornato su Dante e Ravenna dopo la basilare monografia di Ricci L’ultimo rifugio di Dante, ristampata in occasione dei Centenari danteschi del 1921 e del 1965, segnando un notevole avanzamento degli studi anche sull’ultima produzione poetica bilingue di Dante.



L008063 aggiungi al carrello
Arletti, Claudia - Fontani, Amerigo - Vogelmann, Daniel
Piccole letture dantesche, 2018
a cura di Domenico De Martino
Studi danteschi
pp. 56, ISBN 978-88-9350-018-0    € 10.00


L001305 aggiungi al carrello
Lectura Dantis Lupiensis vol. 5 2016, 2018
a cura di Valerio Marucci - Valter Leonardo Puccetti
Lectura Dantis Lupiensis n. 5
pp. 168, ISBN 978-88-9350-002-9    € 20.00

Mira Mocan, Figure del destino e della fortuna nella Commedia- Paolo Falzone, La nobiltà di Dante tra contingenza biografica e storia delle idee - Leyla Livraghi, «Livïo […] che non erra» (Inf. XXVIII 12): delimitazione di un’area di pertinenza - Beatrice Stasi, «Perché si teme officio non commesso»: i canti della superbia nel Purgatorio - Stefano Prandi, L’impotenza del male. Lettura di Inf. XXXI

La quinta edizione delle Lecturae Lupienses ha rinunciato alle finestre interdisciplinari delle edizioni precedenti e ha puntato, per una volta, alla sola intimità culturale e testuale nello studio dell’opera dantesca. Mira Mocan ha enucleato i rapporti tra la figuralità metaforica di Dante e le fonti, soprattutto boeziane, dei modelli geometrici ai quali il poeta si richiama in più punti della Commedia, come a dar corpo fisico e “solidità” razionale a evanescenti virtù morali. Paolo Falzone, riprendendo la tesi di fondo esposta nel fortunato volume di Carpi sulla nobiltàÌ di Dante, ne ha discusso con acume e con circonstanziata documentazione l’approdo teorico, presentando credibilmente tesi assai distanti da quelle esposte dal piùÌ noto, compianto studioso. Leyla Livraghi, circumnavigando la citazione dantesca di Livio «che non erra», ne ha rintracciato dapprima l’autentico significato e ne ha poi indicato con meditata intelligenza il carattere fondativo di un modello di prosa storiografica. Beatrice Stasi ha affrontato la dura tematica dei canti della Superbia e ha disegnato un fitto reticolato di rapporti interni ad altri luoghi della Commedia e, più in generale, di un argomento centrale per la dottrina morale del tempo di Dante. Infine, Stefano Prandi ci ha offerto una nuova e brillante rilettura di Inf. XXXI, regalandoci nuovi e persuasivi punti di vista sul ruolo e sul significato dei Giganti.



0L029044 aggiungi al carrello
"Significar per verba"
Laboratorio dantesco, 2018
a cura di Domenico De Martino
Il Portico n. 179
pp. 312, ISBN 978-88-8063-995-4    € 22.00

Domenico De Martino, Presentazione - Stefano Carrai, Il viaggio dell’Orfeo cristiano. Filigrane orfiche tra Vita nova e Commedia - Paolo Trovato-Elisabetta Tonello, Verso una nuova edizione della Commedia 1. Sguardo retrospettivo (2001-2016) (P.T.) - 2. Novità dal cantiere (E.T.) - Corrado Bologna, Potere della lingua - Lingua del potere: De vulgari eloquentia, Monarchia e la Napoli angioina - Claudio Giunta, Sul sonetto dubbio di Dante Molti volendo dir - Paola Manni, con la collaborazione di Rossella Mosti, Barbara Fanini e Luca Morlino, Per un nuovo Vocabolario dantesco - Andrea Tilatti, Il manoscritto Florio della Commedia: una scheda - Chiara Kravina, Intorno al più antico testimone friulano della Commedia: tradizione e leggende del codice perduto Torriani - Fiammetta Papi, Il De regimine principum di Egidio Romano nella biblioteca di Dante - Giulio Vaccaro, L’orme, l’armi, i segni dell’antica fiamma.Citazioni dantesche nei volgarizzamenti - Maiko Favaro, «Tal mieç dal cjaminâ de vite nestre».Sulle traduzioni in friulano della Commedia

Il convegno tenutosi a Udine sotto l’etichetta di Laboratorio dantesco ha presentato non solo un ampio quadro degli studi danteschi in questo avvio del ventunesimo secolo, ma ha messo in mostra alcune delle più vivaci officine personali di studiosi noti e affermati, impegnati anche in progetti collettivi di lungo periodo, così come di giovani che variamente vanno ampliando i percorsi con originalità e innovative curiosità.
Il referto complessivo registra la buona salute degli studi su Dante e sulla sua opera, approfondita anche nelle articolate relazioni con la cultura circostante. Sembra portare giovamento soprattutto la molteplicità degli interessi e degli approcci, su una linea che senza esitazioni è quella della fedeltà ai testi, aggrediti con un rigore applicato in modo uniforme ai vari “territori” affrontati dagli undici studiosi qui schierati. Si affiancano temi propriamente filologici (anche con rilevanti implicazioni lessicografiche), approfondimenti testuali, storia della cultura e della critica, studi sulla diffusione dei testi danteschi, sulla “biblioteca” del Poeta e sulle citazioni della Commedia in volgarizzamenti trecenteschi, analisi di manoscritti antichi, fino alle implicazioni interpretative suscitate dalle traduzioni in lingua friulana.
La tensione espressa dai laboratori può insomma ben collocarsi sotto il riverbero della citazione del verso nel quale Dante, preparandosi al supremo regno ultramondano, affermava – pur negandone nello specifico la possibilità, ma intraprendendone insieme l’estrema attuazione – il consapevole uso della parola: «significar per verba» (Paradiso I, v. 70).



l008062 aggiungi al carrello
Letture classensi 47
Per il testo e la chiosa del poema dantesco, 2018
a cura di Giorgio Inglese
Letture Classensi n. 47
pp. 114, ISBN 978-88-9350-017-3    € 20.00

Premessa di Giorgio Inglese - Giorgio Inglese, Il problema ecdotico della Commedia - Sonia Gentili, Amore e conoscenza nella Commedia - Paolo Falzone, Eresia ed eterodossia nella Commedia - Alfredo Cottignoli, Uno straordinario viaggio esegetico: Benvenuto da Imola,
magister ed esegeta della Commedia. 696° Annuale della Morte di Dante: Marco Petoletti, ’ultimo rifugio, l’ultima musa: le ‘Egloghe’ di Dante



L040051 aggiungi al carrello
L'Alighieri 51, 2018
traduzione di Stefano Carrai
L'Alighieri. Diretta da Saverio Bellomo, Stefano Carrai e Giuseppe Ledda n. 51
pp. 168, ISBN 978-88-9350-012-8    € 25.00

E' possibile scaricare questo volume in versione PDF, a pagamento,
tramite Casalini Libri Digital Division


Stefano Carrai, Ricordo di Saverio Bellomo. SAGGI: Nicolò Maldina, Dante lettore del Salterio - Luca Lombardo, Un’epistola “dantesca” di Albertino Mussato - Ester Pietrobon, Fare penitenza all’ombra di Dante. Questioni di poesia e devozione nei Sette salmi. NOTE: Enrico Rebuffat, “Maius lumen offuscat minus” (Purg. VII, 73-78) - Ottavio Brigandì, I pigmenti e le gemme di Purg. VII - Tommaso Salvatore, Un consuntivo di studi benvenutiani 2016-17. RECENSIONI



L013150 aggiungi al carrello
Il lettore di provincia 150
gennaio-giugno 2018, 2018
Il lettore di provincia n. 150
pp. 96, ill. bn, ISBN 978-88-9350-016-6    € 25.00

Federica Ambroso, La sfida all’intraducibilità della poesia. Dinamicità, continuità, intertestualità – Franco Nasi, Il critico-traduttore come “pensive man”: Massimo Bacigalupo e l’AngloliguriaAndrea Pagani, L’arte dell’attesa, del riso e del pianto: il magistero narrativo del Cunto de li cunti – Angela Albanese, Una fiaba distopica: Gatta Cenerentola in salsa GomorraIvan Pozzoni, Giovanni Vailati come meta-«moralista» - Alessio Dematteis, “La vita era pur sì bella”. La parola che diviene stile in Cristina Campo – Chiara Rolli, An Impeachment Turned into a Show: Sarah Sophia Banks’s collection of ‘Tickets for Warren Hastings Trial’ – Pietro Civitareale, Esistenzialismo e nichilismo nell’opera di Samuel Beckett – Andrea Amerio, “Caduti i folli entusiasmi della prima gioventù”. Contributo allo studio della ricezione di Rimbaud in Italia: polemiche landolfiane degli anni Cinquanta – Bruno Pompili, Camus nasconde l’enigma. La peste e le tracce dell’untore



L010055 aggiungi al carrello
Terra Mia
Mediatrici interculturali si raccontano.
Illustrazioni di Filippo Farneti, 2018
a cura di Tahar Lamri
Longo narrativa
pp. 120, bn, ISBN 978-88-9350-015-9    € 10.00

Questo libro nasce da un laboratorio di scrittura delle mediatrici culturali dell'Associazione Terra Mia di Ravenna, condotto da Tahar Lamri. Più che un laboratorio di scrittura un confronto di vite



Agosto 2018   

L200042 aggiungi al carrello
Luigi Carlo Farini Statista liberale, 2018
a cura di Sandro Rogari
Contemporanea n. 41
pp. 120, ISBN 978-88-9350-011-1    € 16.00

Sandro Rogari, Il paradigma di un liberale. Luigi Carlo Farini dalla Romagna all’Italia unita - Angelo Varni, La formazione di un liberale nella Romagna degli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento - Donatella Lippi, Farini medico e scienziato - Claudia Giuliani, Le carte Farini alla Biblioteca Classense. Fortune e nuovi percorsi di ricerca di un archivio: il caso dell’epistolario di Marianna Brunetti Farini - Ester Capuzzo, Farini dalla Repubblica Romana all’esilio piemontese - Silvia Cavicchioli, Farini ministro dell’Istruzione del gabinetto d’Azeglio - Roberto Balzani, Luigi Carlo Farini nel 1859. L’“invenzione” dell’Emilia e le premesse della monarchia “plebiscitaria” - Giustina Manica, Farini luogotenente di Cavour nel Mezzogiorno - Alberto Malfitano, Il governo di Luigi Carlo Farini

Nel 150° anniversario della scomparsa il volume ricostruisce la biografia politica di Luigi Carlo Farini. Partendo dal Farini medico, con i suoi studi pionieristici su talune patologie di natura professionale, quasi anticipazione della moderna medicina del lavoro, per arrivare alla breve e drammatica esperienza di presidente del Consiglio, il libro ripercorre per tappe i momenti cruciali di questo liberale del Risorgimento che volle fare proprio il magistero di Cavour assimilato negli anni dell’esilio torinese, per applicarlo poi nella cruciale esperienza della gestione della transizione emiliana e romagnola del 1859-1860.



Giugno 2018   

L016133 aggiungi al carrello
Martini, Luigi
Rodolfo Salvagiani Cooperatore
1897-1979, 2018
Storia
pp. 208, ill. bn, ISBN 978-88-9350-007-4    € 15.00

E' possibile scaricare questo volume in versione PDF, a pagamento,
tramite Casalini Libri Digital Division

Rodolfo Salvagiani è cooperatore fin dalle origini del suo impegno politico iniziato nel primo quindicennio del Novecento a Mezzano, suo paese di nascita.
Rodolfo viene assunto dalla Cooperativa Agricola Braccianti del paese nel 1920; per tutta la vita manterrà come baricentro dei suoi ideali e del suo lavoro la cooperazione e il ruolo autonomo che esercita nella società. Continuerà ad essere cooperatore lungo il ventennio fascista – a Mezzano, poi a Piangipane – mantenendo indipendenza di pensiero. Parteciperà alla lotta di liberazione e diventerà punto di riferimento della Federazione delle Cooperative di Ravenna negli anni della sua ricostruzione e del ripristino delle originarie funzioni decimate dal fascismo. Sono gli anni complessi di costruzione di una nuova democrazia, e anche di riflessione interna al suo partito nella definizione di un’aggiornata e contrastata visione del ruolo della cooperazione. Ancora una volta, Salvagiani si confermerà portatore di un pensiero unitario.
Diventato direttore generale della Federazione delle Cooperative, negli anni della presidenza di Bindo Giacomo Caletti e successivamente, ne difenderà il ruolo strategico e l’autonomia. Sarà eletto Senatore della Repubblica, ma con l’obiettivo di tornare a dirigere la cooperazione, appena onorato il mandato ricevuto dagli elettori.
Questo studio fornisce un ritratto, in gran parte inedito, di una personalità forte che ha fatto dell’indipendenza di giudizio il suo punto di riferimento costante, e della cooperazione un pilastro dello sviluppo economico e sociale.



Maggio 2018   

L017050 aggiungi al carrello
Capanni in erbe palustri, 2018
a cura di Emilio Roberto Agostinelli
Uomo e natura
pp. 156, 112 ill. col. e bn, ISBN 978-88-9350-000-5    € 22.00

E' possibile scaricare questo volume in versione PDF, a pagamento,
tramite Casalini Libri Digital Division

Questo libro accompagna alla scoperta e all’analisi storica dei capanni palustri delle valli ravennati, realizzati utilizzando essenzialmente erbe della zona come la canna e altre materie prime del territorio.
Il volume contiene un prezioso censimento di 45 capanni ancora esistenti che testimoniano cultura e stile di vita dei ravennati nei secoli, durante i quali sono stati luoghi di vita, svago, lavoro e anche rifugio.
Lo studio dei capanni e delle particolari tecniche costruttive con le quali vengono tradizionalmente realizzati è condotto con rigore in diverse sezioni, quali individuazione, conoscenza, conservazione, valorizzazione.
Il volume illustra ampiamente ogni capanno con suggestive tavole a colori e contiene una scheda relativa alla sua localizzazione, datazione, impianto strutturale e stato di conservazione.
Questo libro quindi non è solo momento di nostalgia, ma di tutela per un patrimonio di beni che potrebbero essere tutelati dall’Unesco.



L021098 aggiungi al carrello
Museo d'Arte della Città di Ravenna. La collezione dei mosaici contemporanei, 2017
a cura di Linda Kniffitz - Chiara Pausini
Arte e cataloghi
pp. 288, ill. col. e bn, ISBN 978-88-9350-010-4    € 28.00

Dai Maestri del Gruppo Mosaicisti nascono i capolavori della “Mostra di Mosaici Moderni, del 1959, trasposizione in linguaggio musivo delle opere dei migliori artisti del momento, da Chagall a Guttuso, da Vedova a Capogrossi, Afro, Cagli, Moreni, Mirko, Birolli, Saetti, Santomaso e Corpora, fino a Mathieu che sperimenta la creazione autonoma e senza cartone. Grazie a questo evento, Ravenna si afferma come la Citta del mosaico, non solo per i capolavori tardo-antichi custoditi nelle sue chiese, ma per la rinascita dell’arte musiva che si compie nelle sue botteghe, una sorta di Officina ravennate.
Se la Mostra costituisce il primo nucleo della Collezione musiva permanente del MAR, nei decenni successivi si aggiungono tante opere autonome: i mosaici di Sartelli, De Luca, Bravura, Nittolo, Racagni, Tinarelli, Notturni, Santi e Marzi fino agli esiti più recenti, firmati da giovani artisti che dell'antica tecnica musiva utilizzano soprattutto i concetti e la sintassi, ampliandone di fatto il campo di applicazione nel panorama dell'arte contemporanea.
Seguendo una suddivisione per nuclei tematici, in parte corrispondente all'ordine espositivo della collezione, il volume illustra non solo le opere attualmente esposte, ma anche quelle che sono temporaneamente conservate nei depositi del museo.



L410318 aggiungi al carrello
L'emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul brasiliano (1875-1914)
Fonti diplomatiche, 2018
a cura di Vania Beatriz Merlotti Heredia - Gianpaolo Romanato
Civiltà veneta nel Mondo n. 7
pp. 824, ill. bn, ISBN 978-88-9350-008-1    € 24.00

La grande emigrazione dall’Italia di fine Ottocento coincise con la richiesta di emigranti da parte del Brasile, un Paese enorme, spopolato, poco coeso. Una parte di quanti arrivavano in Brasile dall’Italia furono smistati nel Rio Grande do Sul, il territorio più meridionale e più abbandonato. Qui, nella zona di montagna, lontano da tutto e da tutti, in un’area boschiva e totalmente vuota, estesa approssimativamente come la Valle Padana, furono delimitate quattro zone coloniali, destinate esclusivamente ai nostri immigrati, dove affluirono, tra fine ‘800 e inizi del ‘900, più di centomila italiani, provenienti per la maggior parte dal Veneto. Erano contadini, artigiani, braccianti, molti analfabeti, tutti dialettofoni, che furono quasi abbandonati a se stessi. Per sopravvivere dovettero difendersi dagli animali selvatici, disboscare la foresta, costruire le case, avviare le coltivazioni, aprire delle strade, creare una rete commerciale. La solitudine rafforzò l’unione e la coesione di questi coloni che da allora hanno conservato fino a oggi tutte le peculiarità dei primi arrivati, a partire dalla lingua: il dialetto veneto, che si è mescolato al portoghese e ha dato vita ad una koinè linguistica tutta particolare. Si tratta di un caso che ha pochi uguali nella storia migratoria, non soltanto italiana: un gruppo sociale che si è perfettamente integrato nel Paese d’arrivo, il Brasile, di cui oggi rappresenta l’élite, mantenendo però le caratteristiche e le particolarità del Paese d’origine, l’Italia, e soprattutto della regione di provenienza, il Veneto. L’odissea di questa comunità fu seguita attentamente dalle autorità diplomatiche italiane. Le loro relazioni, apparse allora su pubblicazioni del Ministero degli Esteri, sono state riprodotte dagli originali e vengono qui riproposte integralmente, come testimonianza dal vivo, drammatica e palpitante, di una pagina di eroismi e sofferenze che ha pochi uguali e della quale possono andare fieri tanto l’Italia quanto il Brasile.



L029042 aggiungi al carrello
Marinella, Lucrezia
Vita del serafico et glorioso S. Francesco e Le vittorie di Francesco il Serafico. Li passi gloriosi della diva Chiara, 2018
a cura di Armando Maggi
Il Portico n. 177
pp. 312, ISBN 978-88-8063-998-5    € 25.00

E' possibile scaricare questo volume in versione PDF, a pagamento,
tramite Casalini Libri Digital Division


con la collaborazione di
Silvia Guslandi, Ana Ilievska, Elizabeth Tavella, Sarah Atkinson,
Cosette Bruhns, Fadil Moslemani

Vita del serafico et glorioso S. Francesco (prima ed. 1597) e Le vittorie di Francesco il Serafico. Li passi gloriosi della diva Chiara (1643) di Lucrezia Marinella non sono soltanto due esempi importanti della letteratura agiografica italiana, ma rappresentano anche due tappe essenziali nella poetica della più grande scrittrice italiana tra Cinquecento e Seicento, che vide nella scrittura religiosa la sua area espressiva più completa, sebbene si sia occupata con risultati spesso felici di molti altri generi letterari.
Quasi mezzo secolo trascorse tra la prima opera in versi e la seconda sterminata riscrittura in prosa, a testimonianza della fondamentale importanza che la figura del Poverello esercitò sia sulla scrittrice sia più in generale sulla cultura italiana controriformistica.
Marinella si avvicina al genere agiografico con un approccio sperimentale e un intento di contaminazione letteraria in cui epica, novellistica, mitologia antica, trattatistica filosofica, teologica e mistica vengono a fondersi con risultati sorprendenti.
Come già aveva fatto nella sua agiografia in prosa su S. Caterina da Siena, Marinella dà al testo un tono meditativo, nel senso che utilizza la scrittura per un personale processo di contemplazione degli eventi che è in procinto di narrare. Il risultato è un paradossale allontanarsi dal narrato vero e proprio e un focalizzarsi sugli stati emotivi che un particolare evento suscita nella scrittrice e quindi nel lettore. Tuttavia, spesso questo astrarsi dal testo rende il tessuto narrativo opaco al punto di essere di ardua comprensione.
Una scelta antologica delle Vittorie è il modo migliore per facilitare un approccio a un testo che è stato essenzialmente ignorato dalla critica per le sue notevoli difficoltà.
Questo volume è il risultato della collaborazione tra Armando Maggi e un gruppo di dottorandi della University of Chicago, dove Maggi insegna da molti anni.



L021100 aggiungi al carrello
Sacro e profano
Le arti tra '500 e '600, 2018
Arte e cataloghi
pp. 104, ill. col. e bn, ISBN 978-88-9350-009-8    € 20.00
...vedi scheda


L021099 aggiungi al carrello
Il Genio delle Acque
Scavi nelle piazze di Ravenna, 2018
a cura di Chiara Guarnieri - Giovanna Montevecchi
Arte e cataloghi
pp. 376, ill. col. e bn, ISBN 978-88-8063-996-1    € 28.00

E' possibile scaricare questo volume in versione PDF, a pagamento,
tramite Casalini Libri Digital Division

Il volume rende noto quanto rinvenuto in due scavi realiz­zati in tempi diversi a Ravenna, ma entrambi accumunati da un tema: la presenza delle acque all'interno della città. Lo scavo realizzato nel 2011 in piazza Anita Garibaldi, che aveva come punto d' interesse la verifica della presenza della Fossa Augusta, ha invece permesso di portare in luce una stratificazione assai complessa caratterizzata dall'ini­ziale presenza di due domus con pavimenti a mosaico, poi accorpate; quest'ultima domus ebbe una straordinaria continuità di vita, fino alle soglie del VII secolo quando sui suoi resti venne eretto un edificio a destinazione cul­tuale. Durante il medioevo l'area fu destinata ad orti, probabilmente in relazione con il vicino monastero di S. Gio­vanni Evangelista; infine nel 1827 questa zona venne in parte occupata dall'ospedale cittadino e poi dal Liceo Classico 'Dante Alighieri' .
L'intervento svoltosi in piazza Andrea Costanel 2009 andava invece ad incidere un ambito dove secondo la letteratura si incontravano il canale Padenna e il Flumisellum Padennae. In questo caso l'intervento archeologico ha ve­rosimilmente evidenziato la presenza delle acque ancora in epoca medievale, oltre ad attestare alcune porzioni di edifici fra cui, in particolare, l'antica residenza che ospitò la Casa Matha, sede della Pescheria cittadina fino alla fine dell'Ottocento, poi sostituita con lo stabile per la vendita del pesce noto come Esedra Vignuzzi.