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L’Interprete

click per ingrandire L202090    ESAURITO
Pedriali, Federica G.
La farmacia degli incurabili
Da Collodi a Calvino, 2006
L’Interprete n. 90
pp. 184, ISBN 9788880635277    € 20.00

E' possibile scaricare questo volume in versione PDF, a pagamento,
tramite Casalini Libri Digital Division

Quattrocento contenitori di maiolica, su scaffali a quattro pareti. Il pieno formale, uno dei tanti possibili, ottenuto ed esibito come ripetizione e contiguità. Oggi nella perfetta rimozione della funzione farmaceutica, perché la Farmacia dell’Ospedale degli incurabili non cura più i suoi clienti. Anche così, però, quattrocento ripetizioni non sono poche. E il tutto – forma, materia, ossia materia formata che non fa né pieno né vuoto né fuga prospettica – è tale da mettere urgenza di salute a qualunque ipocondria. Urgenza che non può essere che d’identità, ma solo nel senso di cosa unicamente identica a se stessa: il perfetto isolamento di cosa affatto contigua! Ecco la salute (il sogno di salute) dell’identità vera – per quanto l’urgenza stessa rischi di ammontare, piuttosto, ad una più complicata malattia.Sette incurabili – tra le migliori cartelle cliniche dell’Otto-Novecento italiano – sono qui chiamati a testimoniare la contraddizione delle proprie rispettive farmacie. Che altro potrebbero fare del resto per questo libro? Smettere di calcolare le vie di fuga? godersi lo stretto e l’indistinzione del proprio posto-turno? Lo scaffale, si sa, vince sempre. A qualcosa però dovrà pur valere la capacità di accelerazione tossica che a certe ore e d’un tratto li trasforma – inerti, di regola, tra colleghi quasi indistinguibili – in formidabili potenze della biochimica. Da Collodi a Calvino dunque, ma con sovversione di molte aspettative, perché qui premeva osservare l’invenzione e la manutenzione della singolarità. Tra vari omaggi al farmaceuta recentemente scomparso – e quindi con numerosi prelievi, anche quelli singolari, di derridina (sostanza da aggiungersi alle già molto inventive annina, nicotina, tiroidina), perché la fine del mondo rimanga, almeno lei, ogni volta unica.